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Intervista a Sebastiano Capurso, Presidente Anaste

di Softwareuno
Aggiornato al 19 Aprile 2021
Aggiornato al Maggio 6th, 2021

Sebastiano Capurso Presidente Anaste

Alla luce dell’ultimo anno di pandemia, quali ritiene siano stati i limiti e le criticità che ha dovuto affrontare il mondo socio-sanitario?

Purtroppo i messaggi mediatici che sono passati durante quest’anno di pandemia hanno gettato un’ombra sulle strutture per anziani e disabili e sulla loro gestione, mentre  vi sono studi che hanno dimostrato che gli stessi messaggi mediatici negativi hanno contribuito ad aumentare il danno.
Non sono per nulla stati valorizzati  i grandi sforzi compiuti da queste realtà e dal loro personale, spesso a fronte di carenze di risorse ed ora anche di organico; strutture  che hanno supplito alla crisi  di quelle istituzioni  sanitarie che avrebbero dovuto occuparsi di gestire la pandemia sul territorio.
Il primo obiettivo del mio programma per il nuovo corso in ANASTE sarà proprio quello di recuperare l’immagine delle RSA, offuscata da quest’anno di pandemia. Dobbiamo a questo proposito considerare che le strutture per anziani sono state trasformate nel corso del tempo in lungodegenze mediche. Si è trattato infatti, in questi ultimi anni, di accettare  persone che un tempo erano degenti presso reparti post-acuzie o lungodegenze mediche, e che oggi vengono assistite in RSA, in prevalenza malati anziani, con 4/5 patologie diverse, che richiedono terapie multiple e complesse e che necessitano di assistenza infermieristica molto intensa, per le quali le RSA non erano state strutturate, in quanto non era questo il compito loro affidato nell’ambito del sistema dell’assistenza territoriale, che nel futuro dovrà pertanto essere pensata diversamente.
Una seconda criticità è quella della formazione e del reperimento del personale. In Italia non ci sono infermieri sufficienti per le necessità assistenziali, e non ci sono medici per le attività sul territorio. Alcune regioni hanno assegnato funzioni infermieristiche agli oss specializzati, ma anche questi approcci presentano dei limiti. Questo è un settore in cui le possibilità occupazionali sono importanti e pertanto bisogna procedere immediatamente con la formazione del personale necessario.

Le tecnologie per la digitalizzazione hanno già fatto da tempo il loro ingresso nelle strutture per anziani, sia con la cartella elettronica che con i gestionali. Strumenti come il Portale Parenti hanno permesso di creare un ponte tra parenti e ospiti delle RSA in tempo di pandemia. Gli anziani stessi sono più connessi, utilizzano tablet pc e usano i social. Crede che gli strumenti digitali possano rappresentare una risorsa per le strutture per anziani e in generale per il mondo dei Senior?

Bisogna fare uno sforzo importante per modernizzarsi, è vero molte RSA si stanno aggiornando solo ora, molte strutture per anziani hanno sistemi gestionali, organizzativi e tecnici di 25 anni fa.

Il secondo obiettivo del mio mandato di Presidente di Anaste sarà proprio quello di assicurare un grande impulso all’innovazione, per i vantaggi che le nuove tecnologie possono apportare nelle  RSA e in generale nelle strutture socio-assistenziali, per spiegare a tutti gli operatori come potrebbero essere le RSA del futuro. Come dobbiamo immaginare l’assistenza del futuro: ci saranno i robot ad aiutare anziani ed operatori? Forse sì, ma dobbiamo approfondire ed analizzare questi temi, per strutturare ipotesi di sviluppo compatibili con tempi, abitudini e risorse.

Gli applicativi gestionali rappresentano un’opportunità per la gestione della salute sul territorio perché possono diventare la base per la gestione di RSA e assistenza territoriale, anche  privata. Oggi l’interscambio delle informazioni avviene principalmente in forma cartacea, quando ad esempio c’è il trasferimento di un paziente in ospedale, si mandano in ambulanza le fotocopie. C’è invece necessità di un interscambio elettronico di notizie e di informazioni tra RSA e le altre strutture assistenziali. Inoltre la pluralità di piattaforme in uso moltiplica il tempo necessario al disbrigo delle attività, tempo da recuperare e da dedicare all’assistenza. Ad esempio la gestione digitalizzata degli aspetti relativi alla terapia farmacologica toglierebbe tutto il cartaceo derivante dalle prescrizioni, trascrizioni di schede, verifica dei consumi, rinnovo delle richieste, verifica delle forniture, gestione dell’armadio farmaceutico, ecc., con notevoli vantaggi per tutti. Il problema oggi è trovare applicativi integrabili a quelli delle ASL e che comunichino anche con il fascicolo sanitario elettronico individuale.

Come Lei osserva e come la pandemia ci ha insegnato, la salute dei cittadini si gioca sul territorio, dove le RSA sono presenti storicamente. Come crede che le strutture per anziani possano abbracciare le esigenze di tante persone dislocate sul territorio, spesso con poche occasioni di interazione sociale e scarso accesso ai servizi?

Le RSA hanno un grande potenziale perché presidiano il territorio, esse sono da sempre il punto di riferimento per la comunità e per le famiglie. Oggi queste strutture sono fortemente sotto-utilizzate, pensiamo ad esempio al tema delle vaccinazioni o alla telemedicina. Le RSA hanno parcheggi, spazi per riunioni, sale dedicate, infrastruttura tecnologica di base, attrezzature e personale medico ed infermieristico formato per fronteggiare un’emergenza, al contrario, ad esempio, delle farmacie. Pensando alle attività dei medici di base, c’è una visione confusa sul tema. I medici tra di loro si incontrano per visitare i malati in RSA, ma poi ognuno svolge la sua professione in maniera isolata. Pensiamo invece ad una visione delle RSA come centro di servizi, dove potrebbero trovare ad esempio posto un armadio farmaceutico, oppure gli ambulatori dei medici, per la medicina di gruppo, o ancora luoghi dove potrebbero svolgersi le vaccinazioni. Il terzo obiettivo del mio mandato è proprio di spiegare che l’assistenza territoriale si può svolgere soprattutto nelle residenze per anziani e sul territorio, avendo come punto di partenza proprio la RSA, presidio per definizione attivo h24, associato al centro semiresidenziale diurno ed ai servizi domiciliari e di telemedicina-teleassistenza. A seconda della fase, all’anziano o alla persona con disabilità potrà essere fornita una risposta personalizzata diversa, adatta cioè a rispondere alle esigenze del momento, di presa in carico domiciliare, semi-residenziale o residenziale.

 

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