Il backup in parole semplici

di Luca Antognoni
Aggiornato al 31 Marzo 2020

Nell’era dell’informatica “back up” è una parola chiave, ogni giorno utilizziamo sistemi informatici di qualsiasi tipo, ci colleghiamo con la nostra app di Facebook per modificare le informazioni del nostro profilo, ci scambiamo messaggi e fotografie su Whats’app e Instagram. Al lavoro modifichiamo i nostri file e li salviamo nelle cartelle del nostro computer e spesso utilizziamo decine di programmi al giorno per lavoro e svago.
Normalmente tutto funziona ma quando non funziona cosa succede? In caso di problema come si può ripristinare tutto?
Qui entra in funzione il backup.
Chi non è un “addetto ai lavori” pensa al backup come qualcosa di scontato, che esiste naturalmente e che quindi i dati, in qualche modo, si potranno sempre recuperare. Si pensa ai backup come qualcosa di estremamente semplice. Una “banale” copia dei dati da rimettere nel posto giusto.
Ma purtroppo non è così.
Il mio professore di sistemi operativi all’università diceva sempre che “nella vita ci sono tre cose certe: la morte, le tasse e la perdita dei dati” e la sua provocazione la diceva lunga sul fatto che spesso non vengono predisposti modi adeguati per tenere protetti e al sicuro i nostri dati.
Ma quali sono i modi migliori per fare il backup?
La risposta a questa domanda è così articolata e complessa che si potrebbe scrivere più di un libro sull’argomento (ed è stato fatto) quindi mi limiterò solo a dare alcune idee in modo che possiate pensare a quello che già fate nella vostra organizzazione.
Innanzitutto dobbiamo pensare, in caso di problemi, per quanto tempo possiamo rimanere privi dell’accesso alle informazioni.
Qual è il caso limite? Possiamo aspettare una settimana? Un giorno? Un’ora? Meno di un’ora?
La risposta a questa domanda determinerà tutte le scelte successive, influirà molto sul costo della tecnologia necessaria a sopperire la perdita dei dati e sarà inversamente proporzionale al tempo che potremo permetterci di restare senza dati.
Supponiamo di avere un server che gestisca i nostri dati, questo sarà probabilmente munito di un doppio disco per effettuare una scrittura ridondante in modo che, se un disco si rompe, subentri subito il secondario (mirroring RAID 1, RAID 5, ecc).
Ma se si rompessero tutti e due? Oppure se si verificasse un ulteriore guasto sul server, magari in qualche componente vitale come il processore?
In questo caso si ricorre a virtualizzazioni. Esiste cioè una struttura di computer “paralleli” detti cluster (mi si perdonino le semplificazioni) che ospitano al loro interno macchine virtuali (VM), cioè dei software che illudono il sistema operativo di funzionare dentro una macchina tutta a lui dedicata, quando in realtà sono ospitati da un sistema più grande e complesso.
In questo caso se una macchina virtuale ha un errore critico subentra subito un’altra macchina virtuale di replica. L’utente finale non si accorge di nulla come se il blocco non fosse avvenuto. Oggi il sistema VM è molto diffuso e mi aspetterei che qualsiasi organizzazione gestisca dati importati dei quali non si possa fare a meno per un tempo lungo, ricorra a un’infrastruttura basata su VM.
Ma nello sfortunato caso in cui succedesse un incendio nella sala server? Se ci fosse un terremoto?
Sempre il sopracitato professore di informatica diceva “È affondato anche il Titanic” con il sottinteso che la miglior opera di ingegneria umana non è esente da errori che possono sfociare in disastri. Non è un caso che la procedura di emergenza si chiami “Disaster Recovery”.
Bene, in caso di disastro la procedura migliore oggi è avere un Backup “Cloud” ovvero aver creato una copia d’emergenza della propria infrastruttura su un servizio cloud collocato altrove. Anche questa procedura, pur aggiungendo un ottimo grado di affidabilità, non esente da rischi poiché i servizi cloud dipendono dalla connettività a banda larga e quindi anche questi sono soggetti ad opportune modalità di gestione come la gestione della doppia linea detta anche load balance per la ripartizione del carico operativo tra le linee disponibili in caso di sovraccarichi o guasti.
Bene, mi fermo qui.
E tu come ti sei organizzato per i backup nella tua azienda?

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Luca Antognoni

About Luca Antognoni

Da sempre appassionato di tecnologia e innovazione, sono cresciuto con la convinzione che gli strumenti informatici dovessero essere al servizio del sociale e del miglioramento continuo. Oggi applico la mia conoscenza del software e dei processi relativamente l'informatizzazione dei servizi socio-sanitari per migliorare l'assistenza alla persona.